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Italia Resto del mondo

L'hanno cotta, stracotta, reinventata e sublimata, ma lei è rimasta la stessa. I grandi chef che hanno scelto Monograno Felicetti per le loro creazioni l'hanno soprattutto amata fin dal primo momento, quando il profumo della pasta cruda a contatto con l'acqua bollente ha suscitato in loro sensazioni di curiosità e sperimentazione, spingendo ai limiti la ricerca dell'espressività e delle potenzialità della pasta.

Norbert Niederkofler

St. Hubertus, San Cassiano in Badia (BZ)

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Norbert Niederkofler è vulcanico, creativo, genuino e fautore di un ritorno alla cucina del territorio. Ama la montagna, dove è nato e poi ritornato, e come uno stambecco ama viaggiare per le regioni montane del pianeta indagando e raccogliendo le più disparate esperienze gastronomiche.

La scelta di Monograno Felicetti per le sue ricette gli ha permesso di regalare a ogni assaggio di pasta da lui firmata il ricordo dellacqua pura e dellaria incontaminata di quelle che sono anche le sue Dolomiti.

Perché quando Niederkofler riesce a far sentire alle persone il profumo e il sapore familiare della sua terra, si sente così, semplicemente felice.

Luca Fantin

Bulgari Ginza Tower, Tokyo

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Unico chef stellato italiano di tutto il Giappone, Luca Fantin cresce con una passione sfrenata per la cucina e unossessione: usare ingredienti locali.

Una formazione avvenuta nelle cucine italiane di Massimo Ferrari, Carlo Cracco, Gualtiero Marchesi e Heinz Beck. Poi lapprodo a Tokyo, dove dal 2009 guida il proprio Ristorante Luca Fantin nellimponente Bulgari Ginza Tower. È qui che il conflitto tra il dover utilizzare ingredienti locali come da insegnamento e il fatto che la cucina italiana si può fare solo con ingredienti italiani trova una soluzione: materie prime nipponiche per piatti italiani.

Con la stessa flessibilità e altrettanta creatività, Fantin realizza piatti capaci di entusiasmare i palati più internazionali. Nel farlo si concede qualche eccezione: la pasta non può che essere italiana e non può che essere Monograno Felicetti.

Michele Casadei Massari

Lucciola - New York

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Michele Casadei Massari crede appassionatamente in queste cose: il potere di auto-espressione, l'importanza della creatività, la bellezza delle esperienze sensoriali e la verità della scienza.

Un vero renaissance man, Michele e’ nato nel 1975 tra le mura della sua amata Riccione e cresciuto a Bologna.

Michele si è trasferito a New York City nel 2009, città in cui ha messo radici da allora con il suo mondo di esplorazione e opportunità.

Creativo ed espressivo. Visionario e guidato dai fatti. Alimentato da squisite esperienze sensoriali e da una sete infinita di esplorazione e conoscenza. Come Executive Chef, ognuna delle sue passioni personali si fonde in un flusso di cibo continuo, visionario, trame dedicate e colori brillanti che sicuramente delizieranno, incanteranno e ispireranno.

Cristiano Tomei

L'Imbuto, Lucca (LU)

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Istrionico, mattatore, sempre con una battuta pronta o una bandana sulla fronte, Cristiano Tomei (Viareggio, 3 settembre 1974) è uno chef non convenzionale, a partire dal suo percorso formativo. Niente scuole alberghiere o stage in ristoranti stellati.
Arriva alla professione di cuoco da autodidatta dopo essersi diplomato nel 1995 all’Istituto Nautico Statale "Artiglio" di Viareggio e aver viaggiato con gli amici surfisti nel mondo. Se dalla famiglia apprende la conoscenza delle basi della cucina italiana, è con i viaggi che lo portano a esplorare mercati e provare ristoranti, che scopre la varietà della materia prima.

Nel 2002 apre la prima versione de “L’Imbuto” in un capanno tra i pini direttamente sulla spiaggia di Viareggio per poi spostarlo l’anno successivo nel centro della città toscana. Nel 2012 trasferisce il ristorante a Lucca, presso palazzo Boccella integrandolo nel museo di arte contemporanea Lu.C.C.A.. Nel 2014 gli viene conferita la stella Michelin e nel 2019 un nuovo cambiamento: il ristorante si trasferisce nei locali dello storico palazzo Pfanner, sempre nel centro di Lucca.

Cristiano Tomei padroneggia una grande tecnica in cucina. Ama presentare personalmente i suoi piatti agli ospiti dell’Imbuto: gusti, consistenze, abbinamenti, calici e conversazione diventano una cosa sola, stimolando la curiosità e accendendo il divertimento sia per chi sta seduto a tavola che per chi sta in piedi a servirlo. Ama far sembrare semplici cose complicate, e travestire le più semplici emozioni di vesti molto elaborate.

Alessandro Gilmozzi

Ristorante El Molin - Cavalese (TN)

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«Vivendo in un territorio come quello delle Dolomiti trentine, basta aprire la finestra per avere fonti d’ispirazione. Le montagne, l’aria che respiriamo, il bosco e le meraviglie di cui ci fa dono ogni giorno, la loro varietà a ogni cambio stagione. Da qui nasce Dolomitic Expression: la nostra ricerca della tradizione: della cultura locale e delle scienze botaniche, il nostro modo di esprimere la cucina facendo tesoro del circostante in tutte le sue forme ed essenze, non dimenticando il contatto con coloro che montagna e tradizione sono abituati a viverle in prima persona»: parole di Alessandro Gilmozzi, classe 1965, una famiglia che gestisce ristoranti da generazioni in val di Fiemme; una cultura acquisita alla corte di nomi come Adrià e Ducasse; un’umiltà rara da incontrare, per chi si aggira per le grandi tavole italiane.

Il tutto in un mulino del 1600 nel cuore di Cavalese, nell’incantevole Val di Fiemme: «El Molin è partito agli inizi degli anni ’90 (apre nel 1990, ndr) con uno stile legato al territorio, e piano piano si è spostato verso la proposta creativa, diventando un punto di riferimento in Trentino proprio per i suoi “azzardi”». Fa ricerca, Gilmozzi, prendendo il già noto e sposandolo con stimoli che vengono da lontano: «Innovare significa prima di tutto abbattere le frontiere».

Sperimenta materie prime inusuali, come i licheni, raccoglie quotidianamente le erbe dei boschi, perfeziona le ricette antiche che hanno perso un po’ di smalto, utilizzando in modo originale l’affumicatura, lavorando con le tecniche d’avanguardia su suggestioni che vengono anche dal passato. Senza sbandierarlo ai quattro venti. Ogni novità apportata al suo menu è frutto di uno studio minuzioso, scientifico. Perché sa che chi è abituato alla storia secolare della cucina trentina non accetta scorciatoie. Soprattutto se la direzione è quella del futuro.